Del pesto e dello snobismo culinario

Mentre Cracco e Oldani disquisiscono rispettivamente sull’aglio e sul burro nelle rispettive preparazioni di amatriciana e pesto, io nel mio piccolo ho scoperto che lo yogurt greco (quello magro, da 59Kcal ogni 100g) è perfetto da mescolare alle salse e ai sughi più disparati che trovo nel mio frigo. Dalla maionese vegana di riso (olio di girasole chimicamente modificato per sembrare bianco e cremoso, non prendiamoci in giro!), al pesto Barilla che, come tutti i sughi pronti, è eccessivamente denso ed eccessivamente saporito. Così alleggerisco la salsina in cui intingere le polpette e i gnocchetti rimangono molto più delicati.

Quanto alla polemica delle ricette tradizionali, io sono ovviamente una allergica al rigore culinario. E poi le ricette tradizionali sono per definizione caserecce e fantasiose. Il perfezionismo, nonchè l’altisonante terminologia, è stata introdotta dai ristoranti quando è stata ora di far pagare fior di quattrini per una banalissima pasta con il sugo.

Come non ricordare del resto la mia nonna sicula, che preparava la pasta con il sugo di pomodoro, le melanzane fritte e la ricotta salata come piatto base del pranzo quotidiano, e che quando mia mamma le disse “oh, hai fatto la Pasta alla Norma” lei rispose “macché pasta della nonna e pasta della nonna! Ista è la pasta con la salsa!” (detto ovviamente in stretto dialetto siciliano, che io non so imitare né traslitterare in un testo)

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